Dal 1999 conduco una ricerca sulla dimensione tragi-comica della maschera attraverso la progettazione e la creazione di maschere, corsi,  gruppi di lavoro, spettacoli. Mi sono sempre più concentrato sullo sviluppo di una pratica di "mascheraio" e sulla creazione di maschere che raccontino i nostri tempi. Maschere sono diventati i personaggi dei miei spettacoli, ma anche gli spettacoli stessi. Mi confronto con  i sentimenti, i drammi, le storie che voglio raccontare come se fossero argilla, gesso, cuoio, legno, neoprene. Ricerco con questa materia invisibile le forme attraverso le quali un mondo personale di sensazioni ed intuizioni possa prendere corpo. A volte nascono dei personaggi, o dei testi, o dei corsi, o degli spettacoli. Per me sono tutte maschere.

Alcune sensazioni arrivano a prendere una forma e su quella forma nasce una serie di maschere.
Alcune sensazioni, invece, non arrivano a prendere una forma. Ma è proprio durante la sua estenuante ricerca che la maschera appare inaspettatamente. Sarà lei che mi condurrà nella sconosciuta natura della forma che sto cercando.
Quasi sempre, ad un certo punto della creazione, è difficile capire chi stia conducendo il gioco: io o la maschera.

L'impercettibile ha bisogno di maschere per manifestarsi.

Alcune maschere trovano posto negli spettacoli ideati e diretti da me.

Altre le ho ideate e realizzate con finalità pedagogica per i workshop,  le conferenze e  per l'ATELIER Mask Movement Theatre.

​​In alcune occasioni ho creato maschere per artisti con un progetto stimolante di ricerca.

L’ingenuità e la maschera

L’uomo porta con se, e in se, degli archetipi di movimento che appartengono al movimento dell’universo. Sentirli, saperli riconoscere ed esprimerli attraverso forme teatrali per me rappresenta una necessità poetica .La mia curiosità rispetto all’essenza del gesto umano mi ha portato a  ricercare, attraverso la creazione e l’uso di maschere, gli stati primari di presenza dell’uomo in relazione allo spazio che lo circonda.Cos’è che lo fa muovere? Cos’è che lo fa andare avanti, o indietro, o di lato?  Perché si affanna tanto a fare tutto quello che fa? Perché vuole capire? Perché pensa di aver capito? E quando pensa di aver capito perché, alla luce della maschera, appare così profondamente stupido e allo stesso tempo profondamente commovente ?E perché,  pur rendendomi conto di questo, continuo a voler capire?

© 2019 by Matteo Destro. All right reserved